Analisi delle vendite per regione e prezzi medi per il trilocale in Italia

In Italia il trilocale continua a vincere, anche nel primo trimestre del 2023. Secondo l’Osservatorio Immobiliare Biancoverde, il trilocale rappresenta ancora il tipo di appartamento più venduto, seguito da bilocali e quadrilocali. Questa tendenza sembra essere confermata anche per l’anno in corso.

Nel primo trimestre del 2023, il 40% degli immobili acquistati dai clienti delle agenzie immobiliari in Italia erano trilocali. La soluzione del trilocale è versatile e si adatta sia alle esigenze di single, che di giovani coppie e famiglie, che cercano spazi supplementari e una stanza jolly da adibire a molteplici usi.

L’analisi delle vendite per regione ha mostrato che in Lombardia, ad esempio, il 41% degli appartamenti venduti sono trilocali. Solo a Milano, a causa del maggiore costo della vita, il bilocale rimane il tipo di appartamento più richiesto, con il 50,2% delle vendite, contro il 28,5% dei trilocali. Nella provincia milanese, invece, gli atti stipulati per i trilocali segnano il 36,9%. In Piemonte, il 32,2% degli appartamenti venduti sono trilocali, mentre in Emilia Romagna la percentuale raggiunge il 48,1%.

La domanda di trilocali sembra essere guidata dalla versatilità degli spazi e dalla ricerca di una stanza jolly da utilizzare in base alle proprie esigenze. Il trilocale si adatta infatti alle esigenze di chi cerca un appartamento adatto alle proprie esigenze lavorative, che possa diventare anche uno spazio per la famiglia.

Per chi cerca un appartamento con il giusto equilibrio tra spazio e prezzo, il trilocale sembra essere la scelta migliore. Anche perché, secondo l’analisi, i trilocali hanno un prezzo medio che si aggira intorno ai 150.000 euro. Il prezzo, quindi, sembra essere accessibile a molte persone, compresi giovani coppie e famiglie.

In ogni caso, la scelta dell’appartamento ideale dipende dalle esigenze personali di ciascuno. Il trilocale sembra essere la scelta migliore per chi cerca una soluzione abitativa versatile, ma è sempre consigliabile valutare attentamente le proprie esigenze e il proprio budget prima di fare una scelta definitiva.

In conclusione, il trilocale in Italia si conferma come il tipo di appartamento più richiesto anche nel primo trimestre del 2023. La soluzione si adatta alle esigenze di single, giovani coppie e famiglie, e la sua versatilità sembra essere il principale motore di vendita. Con un prezzo medio accessibile, il trilocale sembra essere la scelta migliore per chi cerca un appartamento adatto alle proprie esigenze. Tuttavia, come sempre, è consigliabile valutare attentamente le proprie esigenze e il proprio budget prima di prendere una decisione definitiva.

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Tempi e margini di trattativa a confronto tra privati e agenzie

Le agenzie immobiliari vendono gli immobili in tempi più rapidi rispetto ai privati, con un margine di trattativa più basso. Questa è una delle principali conclusioni del rapporto “Il ruolo di agenzie e privati nelle compravendite immobiliari – come cambiano tempi e margini di trattativa” di AgentPricing.com di Reopla, società specializzata nella Big data Analysis e nella realizzazione di software innovativi e Avm (automated valuation mode) per il settore immobiliare.

Secondo il rapporto, a livello nazionale la media ponderata per completare una compravendita è di 6,4 mesi, ma quando si affida la vendita a un’agenzia, la tempistica scende a 5,8 mesi, rispetto ai 12,2 mesi necessari tra privati. Inoltre, il margine di trattativa mediamente dell’8,6% si riduce all’8,4% nelle compravendite gestite da agenzie, mentre sale al 10,2% nelle trattative tra privati.

Il rapporto evidenzia anche come solo il 14,1% delle operazioni di compravendita immobiliare sia gestito da privati, mentre l’85,9% è gestito da agenzie immobiliari. Bologna è la città in cui ci si affida maggiormente alle agenzie (89,4% degli immobili), mentre Messina è quella dove le trattative gestite dai privati sono più frequenti (25,2%).

Se si analizzano le 15 principali città italiane per popolazione, emerge che gli immobili affidati a privati vengono proposti a un prezzo mediamente del 13% più alto rispetto al reale valore di mercato. I sovrapprezzi più elevati si registrano a Venezia (+24,6%), Verona (+19,7%), Roma (+19,2%) e Genova (+17,1%), mentre la differenza minore si registra a Milano (+5,2%), Trieste (+6,5%) e Padova (+7,7%).

Secondo Patrick Albertengo, co-founder e managing director di Reopla, solo una piccola parte delle compravendite immobiliari in Italia è gestita da privati, mentre la grande maggioranza di immobili è affidata alle agenzie immobiliari. Questo perché, a differenza dei privati che tendono a sovrapprezzare gli immobili, gli agenti immobiliari dispongono di maggiore esperienza nel settore e di strumenti tecnologici che consentono di effettuare valutazioni più oggettive e in linea con il reale valore di mercato dell’immobile.

Il rapporto sottolinea inoltre che gli immobili affidati alle agenzie sono soprattutto quelli sopra i 145 mq. In tutta Italia, infatti, circa il 88% degli immobili di questa tipologia sono affidati ad agenzie. La percentuale di immobili più alta (17%) affidata a privati si registra invece laddove la metratura è inferiore ai 50 metri quadri. Tuttavia, questa categoria è anche quella con meno unità in vendita a livello nazionale, solo 62.007 immobili.

Infine, il rapporto mostra che Roma è la città italiana con il maggior numero di compravendite (30.570) seguita da Milano (25.086) e Torino (10.856).

L’esperienza delle agenzie immobiliari, la loro conoscenza del territorio e degli strumenti tecnologici disponibili, consentono di offrire un servizio di vendita altamente professionale. Le agenzie immobiliari, infatti, svolgono un ruolo fondamentale nel mercato immobiliare residenziale italiano, gestendo la maggior parte delle compravendite.

Secondo i dati forniti dallo strumento AgentPricing.com di Reopla, società specializzata nella Big data Analysis e nella realizzazione di software innovativi e Avm (automated valuation mode) per il settore immobiliare, le agenzie vendono gli immobili nella metà del tempo di un privato. A fronte di una media nazionale ponderata di 6,4 mesi per completare una compravendita, le tempistiche si abbassano a 5,8 mesi quando a occuparsene è un’agenzia, contro i 12,2 mesi necessari tra privati.

Ma non solo: anche il margine di trattativa si riduce con l’intermediazione delle agenzie immobiliari. Mentre il margine di trattativa tra privati è mediamente dell’8,6%, nelle compravendite gestite da agenzie si riduce all’8,4%, mentre sale al 10,2% nelle trattative tra privati.

Un altro dato interessante che emerge dal report di Reopla è che, a livello nazionale, solo una piccola parte delle compravendite immobiliari è gestita da privati e la grande maggioranza degli immobili è affidata alle agenzie immobiliari. Infatti, l’85,9% delle compravendite è gestito dalle agenzie immobiliari, mentre il 14,1% da privati.

Se si analizzano le 15 principali città italiane per popolazione, emerge che gli immobili affidati a privati vengono proposti a un prezzo che mediamente è il 13% più alto rispetto al reale valore di mercato. I sovrapprezzi più elevati si registrano a Venezia (+24,6%), Verona (+19,7%), Roma (+19,2%) e Genova (+17,1%). Al contrario, la differenza minore si registra a Milano (+5,2%), Trieste (+6,5%) e Padova (+7,7%).

Gli immobili affidati alle agenzie sono soprattutto quelli sopra i 145 mq. In tutta Italia, infatti, sono circa 311.100 gli immobili che superano una metratura di 145 mq: l’88% degli immobili di questa tipologia sono affidati ad agenzie. La percentuale di immobili più alta (17%) affidata a privati si registra invece laddove la metratura è inferiore ai 50 metri quadri: questa categoria, però, è anche quella con meno unità in vendita a livello nazionale, 62.007 immobili.

È interessante notare come la scelta di affidarsi ad un’agenzia immobiliare o di vendere privatamente un immobile sia influenzata anche dalla città in cui ci si trova.

Bologna, ad esempio, è la città che si affida di più alle agenzie (l’89,4% degli immobili), mentre Messina è quella dove sono più frequenti le trattative gestite da privati (25,9% degli immobili venduti).

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Scopri dove acquistare immobili di lusso a Miami: le zone più ricercate e i prezzi.

Miami, la città della Florida, è diventata negli ultimi anni un luogo di grande attrazione per investimenti nel settore immobiliare di lusso. Grazie alla sua posizione strategica, ai prezzi relativamente accessibili e alla qualità della vita offerta, Miami sta attirando sempre più investitori da tutto il mondo.

Secondo le previsioni, i prezzi degli immobili di lusso a Miami continueranno ad aumentare nei prossimi mesi, confermando una tendenza già iniziata nel 2022, quando il mercato è cresciuto del 21,6%, precedendo solo Dubai (+44,2%) e Aspen (+27,6%). La città si è dimostrata appetibile per l’acquisto di immobili, sia per investimento sia per trasferirsi a vivere, e l’afflusso di persone e capitali è stato accentuato dalla pandemia del Covid-19, che ha spinto molti americani a trasferirsi in Florida.

Per gli investitori stranieri, inclusi gli italiani, la Florida rappresenta una scelta attraente grazie alla sua posizione geografica, ai prezzi competitivi rispetto ad altre zone degli Stati Uniti e al carico fiscale inferiore rispetto ad altri stati. Inoltre, Miami offre una vasta gamma di opportunità di investimento, dalle case vacanze sul mare alle ville di lusso, dalle proprietà commerciali ai condomini in centro città.

Tuttavia, non tutte le zone di Miami sono uguali in termini di investimento immobiliare di lusso. Ad esempio, South Beach è la zona turistica per eccellenza, con costi fino a 50.000 dollari al metro quadrato per un appartamento sul mare. Altri quartieri come South of Fifth e l’Art Deco District sono altrettanto pregiati e offrono prezzi compresi tra 17.000 e 30.000 dollari al metro quadrato. Altre zone interessanti sono Sunset Harbour, Sunset Island, Bay Harbour e Wynwood.

Per coloro che cercano investimenti immobiliari di lusso a Miami, Brickell e Liberty City sono altre zone che attirano l’attenzione degli investitori internazionali. Brickell si trova sul Miami South Channel, a sud del centro della città e sul lungomare, con prezzi di circa 4800 dollari al metro quadrato. Liberty City è vicina a Biscayne Bay e alle principali autostrade e offre prezzi accessibili.

In sintesi, Miami è una destinazione ideale per investimenti immobiliari di lusso grazie alla sua posizione geografica, ai prezzi competitivi, al basso carico fiscale e alla qualità della vita. Per coloro che cercano opportunità di investimento in questo settore, le zone più esclusive includono South Beach, South of Fifth, Art Deco District, Sunset Harbour, Sunset Island, Bay Harbour, e Wynwood, Brickell e Liberty City.

Per approfondire sulle informazioni circa la tassazione prevista per Miami, invitiamo a consultare la pagina dedicata sul sito ufficiale dello stato della Florida.

In questo articolo osserveremo nel dettaglio il caso specifico di un immobile senza certificato di agibilità.

Il certificato di agibilità (o abitabilità) è un documento chiave perché un immobile sia in regola urbanisticamente. Una volta “agibilità” e “abitabilità” non erano termini interscambiabili: l’abitabilità perteneva immobili residenziali, l’agibilità era concessa per tutti gli altri tipi di immobile.

Nel 2001, il nuovo Testo Unico dell’Edilizia ha riassunto nell’unico “certificato di agibilità” I due diversi documenti.

Nel 2016 anche il certificato di agibilità è stato sostituito dalla “SCA” (Segnalazione Certificato di Agibilità), che si distingue dai precedenti certificati perché non comporta la richiesta d’ottenimento al comune, ma consiste in un’autocertificazione da parte del Direttore dei lavori o di un altro tecnico, che possa attestare la conformità ai requisiti di legge.

All’articolo 24 del testo unico dell’Edilizia, in cui sono stabilite le condizioni irrinunciabili e necessarie per abitare un immobile, leggiamo: “sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, e, ove previsto, di rispetto degli obblighi di infrastrutturazione digitale”.

Per ottenere il certificato di abitabilità importa la chiusura della pratica edilizia, la certificazione degli impianti e l’effettuazione di un collaudo statico e di regolare accatastamento.

Se un immobile dovesse venire venduto senza certificato di agibilità, cosa accadrebbe? È questo un grave inadempimento tale da risultare nella risoluzione del contratto? Di più, in quale caso non consegnare il certificato realizza una ipotesi di aliud pro alio?

Per rispondere a queste domande, ecco una sentenza del Tribunale di Novara (n.60, 31/01/23).

Si tratta di un immobile privo del certificato di agibilità e di una domanda di risoluzione del contratto di compravendita.

La vicenda

L’acquirente di un immobile espone di avere riscontrato, a distanza di tempo, che l’immobile sia affetto da difetti di manutenzione (trattasi di infiltrazioni, muffe, stillicidio, sgretolamento dei trucioli di legno dal soffitto) e che ciò sia stato accertato dalla perizia di un professonista, il quale di più ha rilevato la mancata impermealizzazione del tetto, delle irregolarità degli impianti elettrici e del gas, la presenza di infiltrazioni e la probabile insistenza di amianto. L’acquirente ha rappresentato, inoltre, che l’ingegnere incaricato aveva assegnato una classe energetica diversa da quello certificata, nonché, nel contesto di ricerche presso il Comune competente, che non erano reperibili le certificazioni di conformità degli impianti elettrici e del metano e che non è presente alcun certificato di abitabilità dell’immobile.

L’attrice, quindi, ha richiesto l’accertamento dell’inesistenza del certificato di agibilità dell’immobile acquistato nel 2014 nonché la risoluzione del contratto per grave inadempimento del venditore, la resistuzione dell’importo versato (con aggiunta degli oneri di estinzione del mutuo) e il risarcimento del danno patrimoniale.

La parte convenuta si è costituita in giudizio, adducendo l’esistenza di un accordo tra le parti, in virtù del quale l’acquirente si sarebbe fatto carico del conseguimento del certificato di abitabilità dell’immobile.

Per un immobile privo di agibilità quindi vale la risoluzione del contratto di compravendita soltanto in caso non ci siano le condizioni per ottenere il certificato.

Il Tribunale ha ritenuto non sussistente una gravità tale da giustificare la risoluzione del contratto.

Soltanto non nel caso in cui non ci siano le condizioni per conseguire il certificato, per via di violazioni insanabili delle disposizioni urbanistiche, si verifica un inadempimento idoneo alla risoluzione della compravendita, nelle altre ipotesi, invece, l’omissione del venditore è da valutare in relazione alla gravità e all’importanza dell’inadempimento.

L’articolo 1455 c.c. impone la verifica dell’entità dell’inadempimento, perché deve il giudice tenere conto dell’effettiva incidenza dell’inadempimento e, allorché manchi il certificato d’agibilità, verificare se i difetti rilevati incidano sulla destinazione abitativa e solo in questo caso dichiarare risolto il contratto.

Nel caso specifico, grazie agli accertamenti del Ctu è risultato che il rilascio dell’agibilità fosse rilasciabile in modo agevole con la realizzazione di interventi di modesto impegno economico.

I vizi che ostano al rilascio erano tutti minimali e regolarizzabile e nessun difetto sotto il profilo strutturale sussisteva: l’ipotesi dell’ “aliud pro alio” non si è concretata.

Ai sensi dell’art. 1453 c.c. fuori dai vincoli dei termini di decadenza e prescrizione secondo l’art. 1495 c.c., l’ “aliud pro alio” si realizza nel caso in cui il bene venduto differisca sostanzialmente da quello pattuito in quanto, appartenendo ad un genere diverso, si riveli funzionalmente inidoneo a fornire l’utilità richiesta, ovvero ad assolvere alla stabilita destinazione economico-sociale.

Sussisteva, dunque, l’inadempimento del convenuto rispetto al proprio obbligo di alienare un bene fornito di certificato di agibilità, in quanto impossibile da ottenere per l’acquirente nello stato in cui l’immobile era stato venduto per le carenze esistenti, quantomeno rispetto all’impianto del gas. Cionondimeno, la pronta realizzazione degli interventi necessari alla certificazione di agibilità ha risultato nel rigetto della domanda di risoluzione del contratto poiché non sorretta da inadempimento qualificabile come grave.

Il Tribunale ha quindi suggerito che sia possibile per l’attrice ottenere tutela agendo per l’adempimento ovvero chiedendo di essere risarcita dei costi per gli interventi utili all’ottenimento del certificato di abitabilità e all’avvio della pratica relativa; domanda in quella sede non formulata in quanto si è agito unicamente per la risoluzione.